Dopo un anno dalla sua esplosione ora ci minaccia ancora: Il vulcano Hunga-Tonga l’ha fatta grossa | Minaccia per l’ozono terrestre

Il vulcano Hunga-Tonga – www.iPaddisti.it

A contribuire a distruggere l’ozono, c’è anche il vulcano Hunga-Tonga, i risultati degli studi rilevano la minaccia: non solo l’inquinamento fa paura, adesso c’è anche un’altra problematica da affrontare

A rovinarci l’aria non è solo l’inquinamento. Un team di specialisti che lavorano da anni con ricerche sui danni all’atmosfera ha scoperto che l’ozono non è intaccato solo dal nostro bisogno smoderato di aprire fabbriche e girare in auto, bensì anche da fenomeni naturali, lontani dalla volontà dell’uomo.

Nella ricerca si parla in particolare del vulcano Hunga-Tonga Hunga-Ha’apai, che ha eruttato l’anno scorso. Ricerche precedenti hanno dimostrato che l’eruzione di Hunga-Tonga Hunga-Ha’apai è stata una delle esplosioni più potenti mai registrate. Un fenomeno unico nel suo essere perché non solo a sputato fuori rocce e materiale vulcanico, ma anche un’enorme quantità di acqua oceanica nell’atmosfera.

Sembra essere stato proprio questo particolare fenomeno a interferire con l’ozono. In sostanza, il team di ricerca ha scoperto che tutta l’acqua salata che reagisce con altre sostanze chimiche nell’atmosfera, ha portato alla scomposizione dell’O3 nello strato di ozono.

Il vulcano come minaccia dell’ozono? Qual è il fenomeno chimico legato all’eruzione di Hunga-Tonga che ha danneggiato l’atmosfera

Studiando poi i dati attraverso dei rilevatori, i ricercatori hanno scoperto che i livelli di ozono nel pennacchio erano circa il 30% al di sotto dei livelli normali. E man mano che si andava verso l’aria circostante si scendeva a un 5% (che è comunque una percentuale altissima). Secondo i ricercatori, è stato un fenomeno così rapido da non essere mai stato registrato prima.

Il vulcano Hunga-Tonga fa danni all’ozono – www.iPaddisti.it

Le Università che hanno contribuito allo studio, come l’Université de La Réunion, che lavora con i colleghi del NOAA Chemical Sciences Laboratory, l’Università del Colorado, ma anche l’Università di Houston e l’Istituto meteorologico finlandese: tutti raccontano che non si tratta di dati poi così allarmanti (soprattutto considerando i danni dell’inquinamento con cui conviviamo quotidianamente).

Una riduzione del 5% è abbastanza localizzata, quando parliamo del buco nell’ozono si parla invece di un esaurimento del 60% che viene riscontrato ogni anno, motivo per cui, in ogni caso non sarà il vulcano a mettere fine al mondo, piuttosto i nostri comportamenti incoscienti rederanno questa Terra sempre più ostile nei confronti delle forme di vita. Olaf Morgenstern, con Atmosphere and Climate ha poi osservato che “la velocità dell’esaurimento dell’ozono sfida la nostra comprensione della chimica che si verifica sulle superfici di queste particelle e goccioline”. Insomma, si tratta di fenomeni difficili da comprendere anche per i chimici stessi ma il male più grande per l’ambiente che ci circonda rimane comunque lo sviluppo industriale dell’essere umano.