Apple, lo scandalo assunzioni colpisce anche l’azienda di Cupertino

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Apple è impegnata, insieme con altre aziende, contro una class action che la accuserebbe di alcune irregolarità all’interno del campo delle assunzioni. Per aver tenuto degli accordi segreti per l’assunzione di alcuni dei suoi dipendenti, l’azienda di Cupertino ora si trova invischiata in una causa che vale circa 9 miliardi di dollari: accanto a lei Google, Intel e Adobe, che hanno ugualmente concluso accordi segreti per impedire a tali società l’assunzione di dipendenti provenienti dalle stesse.

A riportare la notizia è il New York Times, che ricorda anche di un carteggio tramite email, private ovviamente, avvenuto tra l’ex CEO e co-fondatore di Apple, Steve Jobs, e il CEO di Google, Eric Schmidt: pur non conoscendo il contenuto delle email, è intuibile, secondo il noto quotidiano americano, che i due cercassero degli accordi privati per evitare diatribe e problematiche di mercato, coinvolgendo anche aspetti legati all’assunzione. L’inglesismo “anti-poaching aggrement” viene assolutamente incontro per definire tale aspetto, confermando che i due erano indirizzati esclusivamente a trovare un punto d’incontro fissato laddove l’assunzione dei dipendenti dell’uno e dell’altro era bandita tra Google e Apple. Un elemento particolare emerso da tale carteggio è legato anche a un categorico rifiuto da parte di Steve Jobs per il trasferimento di un suo dipendente da Cupertino a Mountain View, quindi dall’azienda della Mela alla grande G: un atto di grande forza, ma allo stesso tempo anche una lotta fredda alla concorrenza, alla quale Jobs non ha mai ceduto il passo né concesso un modo per avvicinarsi.

L’avvio della class action risale allo scorso ottobre, ma il numero dei dipendenti ora è decisamente più alto rispetto a quanto era stato comunicato all’inizio delle indagini. Ogni impiegato, nel caso in cui dovesse essere accettata la richiesta di 9 miliardi di dollari, si ritroverà dinanzi alla cifra di circa 90 mila dollari di stipendi persi.

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