Ma alla fine perché i Galaxy Note prendvano fuoco?

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A customer tries out a Samsung Electronics' Galaxy Note 7 at the company's headquarters in Seoul, South Korea, October 10, 2016.   REUTERS/Kim Hong-Ji

Nei giorni passati, vi sarete sicuramente accorti, non ci siamo occupati della questione dei Galaxy Note 7 che prendevano fuoco. Prima di tutto perché non è una notizia direttamente connessa al mondo iPad, e poi perché, beh, ne hanno parlato tutti, telegiornali compresi. Per cui pensavamo di non avere altro da aggiungere.

Pensavamo.

Si, perché ho notato (e probabilmente ve ne sarete conto anche voi) che se tutti hanno parlato di Samsung, dei Note 7 pericolosi, del fatto che prendevano fuoco e così via, nessuno alla fine ha detto perché prendevano fuoco, lasciando di fatto la notizia a metà. Al massimo il problema veniva liquidato come un “problema alla batteria”.

Qui invece vi spieghiamo da che cose dipendeva effettivamente il problema.

Il fatto, effettivamente, dipendeva dalla batteria, che era leggermente più grande del suo alloggiamento, e finiva leggermente schiacciata in un angolo, causando a lungo andare un corto circuito. I produttori non si erano accorti del problema, e se ne sono accorti gli utenti, per cui Samsung è stata costretta a ritirare alcuni degli esemplari, modificando leggermente la produzione del telefono e facendo delle batterie più piccole che non avessero il problema.

Ma la sfortuna non è finita lì, anzi: la seconda batteria era troppo piccola e non riusciva a “reggere” la ricarica veloce pensata da Samsung per i suoi telefoni, e così la troppa energia che arrivava in un solo momento, troppa per essere supportata dalla batteria, causava comunque un corto circuito e un surriscaldamento che, come nella prima serie, faceva prendere fuoco il telefono.

Insomma, la soluzione al problema non era stata trovata, di fatto.

Ma non è finita qui: infatti Samsung, per evitare problemi legali, aveva chiesto ai tecnici che testavano la seconda serie di Note di non annotare nulla dei test, per paura che potessero essere sequestrati dai giudici per questioni legali: non segnando nulla, i tecnici non si sono coordinati e non hanno scoperto il secondo problema.

Una storia particolare, strana, soprattutto quando in ballo c’è un’azienda addirittura superiore ad Apple come fatturato (perché non produce solo cellulari ma anche tantissimi altri tipi di elettrodomestici), su cui speriamo di aver fatto un po’ più di chiarezza.

[Via]


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